Elena Rotundo/ giugno 9, 2017/ Senza categoria/ 0 comments

RICORSO PEREQUAZIONE / ADEGUAMENTO PENSIONI

Scoppia la questione dell’inflazione non percepita dai pensionati a reddito medio-alto tra 2012 e 2013 che prospetta per lo Stato un esborso di altri miliardi a seguito di norme errate.

Oltre 3 mila, dipendenti pubblici privati, hanno fatto fin qui ricorso. E ora, dopo l’ordinanza dei giudici di Palermo del 26 gennaio arriva quella del Tribunale di Brescia che porta il caso di un bancario, sollecitando una sentenza di accoglimento alla Corte Costituzionale, che s’era già pronunciata sul punto.

La legge salvaitalia 2011 (governo Monti) ha stoppato la rivalutazione annuale delle pensioni per i redditi superiori a tre volte il minimo Inps. Tra il 2012 e il 2013, 4,5 milioni di italiani, ex dipendenti pubblici e privati, hanno percepito un assegno pensionistico -di norma Inps – menomato dal mancato scatto relativo al “carovita”.

Dopo prevedibili ricorsi, è intervenuta la Corte Costituzionale che con sentenza 70/2015 ha dichiarato la legge illegittima. Motivo: i miliardi per la sostenibilità dello Stato non si possono recuperare facendo cassa sui soli pensionati.

Si è arrivati così al decreto 65/15 del governo Renzi che ha reintrodotto l’indicizzazione, ma adottando una gradualità. Chi percepisce un assegno pensionistico che va da 3 a 4 volte il minimo Inps – cioè da circa 1200 euro netti in su – ha ottenuto solo il 60% del tasso d’inflazione programmato, chi prende da 4 a 5 volte ha ottenuto il 20, tra 5 e 6 volte ha preso il 10% e oltre 6 volte il minimo Inps (cioè da 2900 euro lordi al mese) non ha avuto alcun adeguamento.

Ad agosto 2015 i pensionati hanno ricevuto gli arretrati. Il bancario di Brescia, nella fattispecie, non ha ricevuto nulla e ha fatto ricorso argomentando che la sentenza della Consulta fosse stata disattesa. Il giudice bresciano rammenta che, per le modalità con cui opera il meccanismo della perequazione, “ogni eventuale perdita del potere di acquisto del trattamento, anche se limitata a periodi brevi, è, per sua natura, definitiva; le successive rivalutazioni saranno, infatti, calcolate non sul valore reale originario, bensì sull’ultimo importo nominale, che dal mancato adeguamento è già stato intaccato“.

Il decreto correttivo ha riproposto il blocco della rivalutazione per il 2012- 13 già dichiarato incostituzionale, “semplicemente alzando la soglia e, nel caso concreto, facendo venir meno per il ricorrente il diritto appena riconosciuto dalla Corte Costituzionale“.

La Costituzione è violata ‘non solo ove espressamente si disponesse che una norma dichiarata illegittima conservi la sua efficacia‘, ma anche ove una legge, per il modo con cui provvede a regolare le fattispecie verificatesi prima della sua entrata in vigore, perseguisse e raggiungesse, anche se indirettamente, lo stesso risultato.

ITM rammenta che la sola raccomandata all’Inps ( il cui Fac simile viene inviato gratuitamente su richiesta: itm.infotutelamedici@gmail.com / amministrazione@infotutelaemediazione.it / Tel 346.8464076 ) serve solo per interrompere eventuali termini di prescrizione ( il cittadino leso nei propri diritti da quando la invia ha 5 anni per far valere il proprio diritto )

“Fare ricorso vuol dire invece depositare tramite un avvocato un atto giudiziario, il ricorso appunto, davanti ad un Tribunale o alla Corte dei Conti, denunciando l’illegittimità del decreto Renzi e chiedendo che sia affermato il proprio diritto ad ottenere la piena rivalutazione monetaria del proprio trattamento pensionistico, solo il deposito del ricorso può garantire, in caso di accoglimento della domanda, l’effettivo riconoscimento del diritto“.

 

Chi è interessato all’ azione collettiva

Decorrenza della pensione INPS

Prima del 31 dicembre 2012

Importo della pensione

Oltre € 1.405,05 lorde, ovvero € 1.129,27 nette (circa)

 

 

Rimborso pensioni: bloccare la prescrizione è il primo passo per il ricorso

Le iniziative degli studi legali per ottenere un rimborso delle pensioni completo hanno portato alla raccolta di migliaia di ricorsi ; ecco come presentare il ricorso per tentare di riavere quanto perso col blocco delle perequazioni

Assodato il fatto che può presentare ricorso solo chi ha subito il blocco della rivalutazione della pensione, cioè chi percepisce un assegno superiore a 1.450 euro e inferiore a 3.000 euro lordi, il primo passo da fare è quello di bloccare la prescrizione, visto che il periodo di prescrizione degli arretrati pensionistici è stato ridotto, sempre dalla legge Fornero, da 10 a 5 anni. Per ottenere la sospensione del decorso dei termini, è sufficiente inviare, a mezzo raccomandata, una lettera di diffida all’Inps di Roma.

La conferma della possibilità di accedere al ricorso può essere verificata controllando il cedolino di agosto 2015: se è riportata la voce ‘applicazione sentenza 70/2015’ oppure ‘arretrati sentenza 70/2015 a.c’ e ‘arretrati sentenza a.p’, è la conferma che è stato riconosciuto il ‘bonus Poletti’ contro il quale si intende ricorrere.

Il ricorso dovrà essere presentato presso la sede della Corte dei Conti della regione di residenza, nel caso dei pensionati di enti pubblici, oppure presso gli uffici del giudice del lavoro della provincia di residenza, nel caso dei pensionati del settore privato.

ITM sta promuovendo una class action, chiedendo la restituzione  delle somme congelate con il blocco delle pensioni ritenuto incostituzionale dalla Consulta. Maggiori informazioni possono essere richieste tramite i seguenti recapiti:

346/8464076 – 06/45481868

Itm.infotutelamedici@gmail.com / amministrazione@infotutelaemediazione.it

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